Trasferirsi a Dublino, vi racconto la mia storia.

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Ed eccomi qui, a scrivere il primo articolo per il blog italianidublino.com! 

Sono felice di poterci far parte e non vedo l’ora di accompagnarvi in quello che sarà un viaggio da fare insieme, raccontandovi esperienze e storie direttamente dall’Irlanda.

Mi presento: sono Manuel Coletto, mentre sto scrivendo ho 25 anni e vengo dal Veneto, più precisamente da Noventa Vicentina, in provincia di Vicenza. 

Qualche mese fa mi sono deciso ed ho organizzato (neanche troppo) il viaggio, prendendo un volo di sola andata direzione Dublino.

Era da un po’ che coltivavo l’idea di trasferirmi all’estero. Avevo bisogno di aria fresca, nuovi input, situazioni diverse. In sostanza, sentivo la necessità di uscire dalla mia zona di comfort.

Credo che in molti, chi in un modo e chi nell’altro, chi prima e chi dopo, ad un certo punto della propria vita senta questo tipo di richiamo. Poi, per una serie di motivi infiniti, si tende a zittire questi pensieri magari spinti dal sistema sociale che ci circonda, dal posto fisso, dalla famiglia, dal benessere generale in cui viviamo o anche dalle difficoltà che lasciano poi spazio alla paura di fare un salto nel buio. Ecco, io avevo esattamente tutto questo.

Lavoravo in una multinazionale come pianificatore di produzione, avevo un ottimo stipendio con un contratto a tempo indeterminato, un’appartamento tutto mio, una macchina nuova, una famiglia presente e amici con cui uscire a divertirmi quando ne avevo voglia. In sostanza, una buona vita.

Quando occasionalmente mi capitava di parlare con qualcuno dell’idea di mollare tutto e trasferirmi per un periodo all’estero, le risposte che più o meno ricevevo erano queste: Ma sei sicuro di voler rischiare? Cosa fai lasci un posto fisso? Lo sai quanti vorrebbero essere al posto tuo? Abbandoni amici e famiglia? Come farai a mantenerti? Andrai a fare il lavapiatti? Come farai visto che non parli inglese? ecc. 

Fortunatamente sono sempre stato un tipo abbastanza testardo che quando si mette in testa una cosa prima o poi la deve fare. A volte mi va bene altre mi va male, ma comunque devo provarci. Puntando sulla mia testardaggine e facendomi aiutare e incoraggiare dagli amici più stretti che invece, conoscendomi bene, avevano capito che forse era la strada giusta per me, nell’estate del 2021 mi sono deciso e ho cominciato a guardarmi attorno per capire dove potesse essere la mia prossima destinazione.

Cercavo, come vi dicevo, un posto che mi potesse dare nuovi input, che fosse diverso dal territorio e dalla cultura dove vivevo, ma che allo stesso tempo fosse un posto a misura d’uomo, da poter scoprire con i miei tempi, senza troppa frenesia.

Oltre a tutto questo, un aspetto per me fondamentale era quello linguistico. Volevo andare in un posto che mi potesse dare la possibilità di migliorare il mio scarso inglese scolastico.

Devo dire che non mi è servito molto tempo prima di prendere la decisione di venire a Dublino. Non sapevo quasi nulla su questa città, e la cosa mi intrigava ancora di più.

Dopo qualche ricerca per vedere com’era la situazione qui in linea generale, qualche nozione sulla cultura e sulle persone locali, comprai il biglietto di sola andata, prenotando un mese di ostello in modo da avere il tempo per potermi poi organizzare con un alloggio più definitivo e con tutti i documenti necessari per stare qui ed eventualmente lavorare.

Ora che mi sono stabilizzato qui, posso tranquillamente dirvi che comprare il biglietto aereo è la parte più difficile di tutto il processo. Perché solo lì ti rendi conto che lo stai facendo veramente.

Ammetto che non è stato facile. Per niente. Dare le dimissioni, vendere la macchina, lasciare quel bel appartamento che tanto avevo amato è stato straziante. Pensare che mi sarei dovuto allontanare da tutte le persone a cui volevo bene non mi faceva stare in pace. 

Io durante l’inscatolamento di tutta la mia roba, quasi pronto a partire.
Anche questa fase, a suo modo, è stata emozionante.

Con il senno di poi posso dire che ne è valsa la pena, ma se siete nella fase di dover fare tutto questo sappiate che vi capisco. Certo, oltre a quelli che cercheranno di abbattervi e scoraggiarvi ci saranno anche persone a voi vicine che cercheranno di tranquillizzarvi dicendovi cose del tipo: “ti farai sicuramente nuove amicizie” oppure “non pensare alle cose materiali che lasci” e ancora “vedrai che poi sarai felice”. Certo, è molto utile circondarci di queste persone positive che ci possano stimolare e incoraggiare, hanno pienamente ragione e condivido questi pensieri. Ma so benissimo che quando ti trovi lì a dover rinunciare a tutto quello che magari fino ad un attimo prima era ciò che ti dava sicurezza, è veramente dura. Quello che mi sento di dirvi è di non nascondere questa fase e di cercare di accettarla e viverla in pieno perché necessaria al ciclo di cambiamento che state per vivere.

Come vi ho detto, per quanto la scelta di trasferirsi all’estero, almeno nel mio caso, fosse una scelta positiva, è stato tutto tranne che leggera come decisione. Specie in un momento come quello in cui si trovava l’intera popolazione: una pandemia.

Gli aspetti legati a possibili lockdown mi preoccupavano, ma era un rischio che avevo calcolato ed ero pronto ad assumermi, cercando di usare il buon senso e prestando sempre le dovute attenzioni, seguendo ogni linea guida ufficiale ed evitando di sottovalutare il problema.

Parlando del periodo Covid, due parole le voglio spendere perché, anche se sembra paradossale, l’essermi ritrovato per un po’ a casa isolato da solo (vivo da solo da quando ho 19 anni) è stata una fase fondamentale per la decisione che avrei preso in seguito, quella di partire.

Se prima nonostante tutto stavo bene e mi sentivo in qualche modo appagato, dopo quel periodo di chiusure estreme qualcosa in me è cambiato. Improvvisamente mi sono sentito di dover fare i conti, faccia a faccia, con le mie attitudini ed aspirazioni più profonde. 

Ho cominciato a chiedermi cosa fosse realmente importante nella mia vita. Che senso ha stare al mondo? Cosa sono qui a fare? 

La strada che prima mi sembrava tutto sommato quella giusta o perlomeno quella più semplice, da quel momento sentivo che non era più la sola ed unica e che forse non era neanche la migliore.

Vedete, sono convinto che a volte attraversare momenti difficili e creare il vuoto attorno a noi, possa permetterci di ridefinire le nostre priorità, conoscerci meglio e prendere in mano certi aspetti della nostra vita che magari prima non avevamo il coraggio di affrontare.

Ecco perché prima vi ho invitati ad accettare anche le sensazioni più difficili e a comprendere che fanno parte del percorso.

Ogni decisione importante comporta anche dei sentimenti importanti, positivi e negativi.

Credo sia davvero difficile che nel momento in cui ci troviamo davanti alla decisione di vivere un grande cambiamento, le sensazioni siano solo positive. Anzi, forse è più probabile che saranno di più quelle negative.

Fa parte del gioco.

Il nostro cervello funziona così, tende a farci restare comodi nella nostra zona protetta, non gli piacciono troppo i cambiamenti. Spesso cerca di fare il possibile per bloccarci e farci rimanere lì dove siamo, statici in qualche modo. Ma se riusciamo a comprendere che è solo una sua arma di difesa e che molte delle preoccupazioni che ci facciamo non sono realmente fondate, potremmo riuscire ad affrontare il tutto con un pizzico di serenità e consapevolezza in più.

Non si tratta di fare chissà quale percorso spirituale o motivazionale per potersi decidere a partire, ma solamente di accettare ogni aspetto che riguarda questo processo e cercare di gestirlo, ognuno con i propri modi e i propri tempi. Diffidate da chi vi offre la soluzione definitiva per qualunque cosa. Non ci sono soluzioni o tecniche definitive per fare questo passo, è sempre tutto un esperimento con noi stessi.

Però poi, che vada bene o che vada male, vedrete che soddisfazioni!

Ed ecco che il giorno tanto atteso è arrivato. Ero talmente concentrato nel non dimenticare niente, nell’assicurarmi di avere tutti i documenti necessari e altre cose tecniche, che non provavo la sensazione di partenza e non mi veniva da pensare che da lì a poco sarei stato a migliaia di km di distanza da casa. 

Poi il momento dei saluti, il viaggio in auto con mio padre fino all’aeroporto e quei pochi passi a piedi per arrivare al gate (l’aeroporto di Treviso è molto piccolo). Fu lì che provai un’emozione unica che auguro a tutti voi di provare almeno una volta nella vita.

Gli ultimi passi prima di salire in aereo. Che sensazione!

Mentre ero in volo non facevo altro che pensare a tutto quello che in un modo o nell’altro mi aveva portato fino a lì.

Vittorie, sconfitte, rapporti andati bene e altri andati male, quella costante voglia di conoscere e di esplorare, quell’essere curioso che mi aveva spinto a mollare tutto e a fare questo salto nel buio, senza troppi piani.

Lo stavo facendo.

Meno di tre ore di viaggio ed ero a Dublino. I miei piedi poggiarono per la prima volta in territorio estero. Proprio così, non ero mai stato fuori dall’Italia neanche per una vacanza. Mica male come inizio no?

Le ore successive sono state un mix tra l’esilarante, l’epico e lo stato di panico.

Se volete sapere come prosegue il tutto, non perdetevi il prossimo articolo qui sul blog, il viaggio è appena iniziato.

Nel frattempo potete iscrivervi al mio canale YouTube dove potrete trovare sempre nuovi video delle esperienze che sto vivendo qui a Dublino: https://www.youtube.com/channel/UCmzNFi-0zcEaET9XZgTSVOw

Qui sotto troverete il primo video che ho pubblicato su Dublino, dove vi presento anche Giulia, italiana ormai insediata qui da qualche anno che oltre a farmi spesso da guida turistica è diventata anche un’amica e ha accettato di condividere un pezzo della sua storia.

Seguimi anche su Instagram: https://www.instagram.com/manuelcoletto/?hl=it

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